Cose da fare a Gorizia, città di contaminazioni culturali

castello di gorizia

Sabrina Barbante, Travel blogger e co-fondatrice di Resta a casa – Viaggia in Italia, ci indica 5 cose da fare a Gorizia, se ci passi per la prima volta.

Che cosa rende Gorizia decisamente degna di una visita? Un elenco sterminato di cose, nozioni, emozioni e dettagli che abbiamo imparato ad apprezzare nella tappa friulana del progetto Resta a casa – Viaggia in Italia. Questa è terra di accoglienza sincera e serena, di buon vivere, ottima cultura del mangiare e del bere (e sai quanto ci teniamo a questo aspetto), terra di confine e di contaminazioni culturali.

L’impero Austroungarico ha un legame storico oltre che territoriale con questa città e le sue aree limitrofe; è la città più mitteleuropea d’Italia (Sì, più di Torino) pur mantenendo la sua forte identità italiana e mediterranea, grazie alle sue aree costiere limitrofe e al suo microclima mite.
Le persone parlano tre lingue, i nipoti parlano con i nonni in sloveno e, cosa che chi mi segue sa quanto apprezzo, il sincretismo culturale e l’unione di più culture è qualcosa di assolutamente armonico e normale. L’identità interculturale è qui un valore aggiunto.

Ma ecco 5 cose fa fare a Gorizia, se sei ospite per la prima volta di questa città.

1. Scopri castelli e dimore storiche, che nascondono sorprese e segreti

Destinazione perfetta per i contemplativi e animi romantici, Gorizia è città di castelli e dimore storiche in cui la bellezza dei luoghi avvolti nelle pieghe del tempo è scenario di passeggiate e scoperta, nonché di arricchimento culturale.

Partiamo dal Castello di Gorizia, la cui pianta più antica risale all’XI secolo. Negli anni è stato bastione, fortezza, carcere. Adesso è un luogo ricco di mistero e magia dove si svolgono eventi culturali di vario genere, dalla musica ai recital.
Per gli appassionati, qui c’è anche il museo della Grande Guerra.

Dalla salita che conduce al bastione, si può vedere chiaramente ciò che è al di là del confine nazionale.

Io mi sono personalmente innamorata di Palazzo Coronini Cronenberg, circondato da un giardino inglese in stile romantico. La base concettuale di questo stile di giardino è che la natura è già di per sé perfetta e non ha bisogno di essere domata o modificata, ma solo resa più adatta a noi.

Dunque la bellezza di quest’area verde e pubblica sta nel suo essere gentilmente wild e fortemente ispirativa.
Al centro della tenuta, il palazzo Coronini.
Guglielmo Coronini è un conte venuto a mancare negli anni Novanta, un personaggio tanto eccentrico quanto amato dai suoi concittadini. Questo posto è stato arredato con pezzi provenienti dalla nobiltà europea, soprattutto russa, frutto della sua eredità.

Qui vengono allestite interessantissimi mostre di costume. Altra chicca che molti ameranno: qui sono custodite ben due teste di carattere di Messerschmidt, unici pezzi in Italia.

Poi c’è il bellissimo Palazzo Lantieri, proprio nel cuore storico della città, dove abbiamo anche avuto il piacere di poter pranzare insieme ai proprietari. Associato al Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli Storici del Friuli Venezia Giulia, qui è possibile fare soggiorni di lusso, ma anche visite guidate. I suoi interni sono ricchi di atmosfera e il giardino “segreto” è un capolavoro di garden design.

2. Piazza della Transalpina

Torniamo a parlare di peculiarità che si trovano solo qui a Gorizia. Questa è per antonomasia città di confine; questa è la sola città europea… composta da due città di nazioni diverse.
Gorizia e Nuova Gorizia, rispettivamente Italia e Slovenia, hanno un’anima unica, pur avendo due municipalità amministrative separate legate alle leggi dei paesi di appartenenza.

Il mosaico di Piazza della Transalpina, di fronte alla stazione, un tempo era il confine militarizzato sloveno, mentre oggi è un monumento celebrativo dell’ingresso sloveno nell’UE.
Ma questa è a tutti gli effetti una piazza Giano Bifronte, in cui si percepisce fortemente la compresenza di due stati.

3. Parco della pace di Monte Sabotino

Questo parco, con meravigliosi scorci panoramici, è un luogo di contemplazione e riflessione sulle assurdità dei conflitti. Passi molto tristi della storia moderna hanno attraversato questa collina sull’Isonzo e oggi è un luogo in cui imparare, respirare e ammirare bellezza.

4. Cena alla Trattoria Alla Luna

In pieno centro, dopo aver passeggiato tra i palazzi di Gorizia, non puoi perdere una cena alla Trattoria Alla Luna, per antonomasia il luogo storico della gastronomia goriziana.
Ti sentirai in famiglia, e in effetti qui lavorano insieme tre generazioni, chi in cucina (la mitica nonna, che non si è persa un giorno di lavoro negli ultimi 50 anni), chi alla parte organizzativa e chi alla parte social.
Felix, giovanissimo referente della parte social, in realtà è anche un esperto di vini e vinificazione, per cui durante la cena vi verrà suggerito (e raccontato) il miglior abbinamento con il vino locale.

Non c’era un solo piatto di quelli assaggiati che non suggerirei! Mi resterà sempre nel cuore l’orzotto al battuto di erbe di stagione, ma anche il tipico “frico” è stato qualcosa di sublime!

5. Visita nelle cantine

Poi, un discorso a parte sono le colline e i suoi filari interminabili di vite. Una magia da vivere che non possiamo non suggerire. Le colline che arricchiscono il territorio del goriziano sono pura poesia, arricchita dalle viti che si perdono a vista d’occhio.
Ti consiglio di approcciare e conoscere le cantine locali, perché tutte hanno una storia speciale e dei progetti interessanti di cui parlarti.
Ecco quelle che abbiamo conosciuto di persona durante il blogtour e che possiamo suggerirti per la bellezza del posto, l’ospitalità dei proprietari, la loro storia e la bontà delle degustazioni proposte.

Il Castello di Spessa Golf e Wine Resort riassume nella sua ragione sociale ciò che lo rende speciale: uno sterminato campo da Golf tra le soffici ondulazioni collinari, una tenuta con un bellissimo giardino che conduce ad un castello.
Sotto al castello, una enorme cantina medievale. Presto inaugureranno anche un centro benessere e, forse forse… noi saremo lì a documentare l’evento.

Cantine Castelvecchio di Sagrado è un posto che trova la sua peculiarità non solo nel bellissimo giardino antistante i filari, ma anche nel giardino adiacente agli stessi, in cui avvengono anche matrimoni civili, cerimonie ed eventi, e nel parco letterario ispirato alla poetica di Ungaretti che rende tutto ancora più emotivamente coinvolgente.

A Cormons, invece, si trova il Prosciuttificio D’Osvaldo, che produce una piccola ma interessantissima quantità di bottiglie da acquistare al dettaglio. Come si evince dal nome, si tratta di un prosciuttificio ed ha di speciale il fatto che i maiali sono allevanti seguendone i tempi naturali di crescita, l’affumicatura è fatta lentamente e seguendo le regole antiche del nonno.

Se ami il consumo consapevole e la produzione lenta, leggi anche della nostra tappa in Val di Vara, Liguria.

Dove dormire a Gorizia: Chef’s Room

Nel cuore del centro storico, in una casa d’epoca ristrutturata secondo i principi del restauro conservativo e con massima cura di ogni dettaglio, 1848 – Chef’s Room è un posto con una storia bellissima alle spalle e con progetti futuri pieni di energia.
Gestito da Chiara, chef di grande talento, questo B&B è un posto bello da vivere in cui la cura di ogni dettaglio, la pulizia, la bontà e ricchezza della colazione, ti faranno sentire a casa, coccolata, accolta in una città che di accoglienza ne sa davvero qualcosa (siamo state accolte dal sindaco in persona, Rodolfo Ziberna).

La tappa goriziana e friulana di Resta a casa – Viaggia in Italia è stata voluta e organizzata grazie al lavoro di Francesca Bragaglini, Anna Kusterle e Chiara Canzoneri. Persone come loro fanno davvero la differenza nella narrazione e promozione di un territorio. GRAZIE RAGAZZE!



Movida post Covid: il modello pistoiese

Movida post covi Pistoia

Sabrina Barbante, travel blogger, non può esimersi da parlare di movida post Covid, aperitivi, street design. Oggi ti portiamo a Pistoia e ti parliamo del suo modello di distanziamento sociale… green.

Oggi non ti parlo in modo stretto di itinerari ma del centro storico di Pistoia e delle iniziative che le imprese di ristorazione locali hanno messo in atto per rendere la città post lockdown più sicura, ma senza rinunciare alla leggerezza di cui tutti abbiamo bisogno in questo complesso anno.

Prima di parlarti di come sarà il tuo aperitivo a Pistoia quest’anno, grazie all’idea sperimentale di distanziamento green e street design, sottolineo che nella nostra due giorni pistoiese con il progetto Resta a Casa – Viaggia in Italia, abbiamo visto una movida responsabile, in cui la mascherina viene indossata da tutti, passanti e gestori, con massima disinvoltura, come se fosse un normale accessorio con il quale per adesso è bene convivere.

Senza trasmettere senso di ansia e costrizione, si sente, tutt’al più, un senso di condivisione civica.

Ed è da qui che parte questo approfondimento sulla movida di Pistoia di quest’estate, dove non mancano pasti e aperitivi, ma dove la sicurezza diventa design urbano.

Pistoia, città di vivai

Partiamo dall’assunto che Pistoia e il pistoiese sono la terra dei vivai e dei vivaisti. Il microclima locale è adatto alla coltivazione di una varietà incredibile di piante e le distese dei vivai si vedono chiaramente già avvicinandosi alla città proveniendo dalla strada provinciale verso la città.

Trattandosi questa di una caratteristica economica locale, i micro imprenditori della ristorazione del centro storico hanno deciso di renderlo anche un aspetto paesaggistico e una risorsa di street design per rendere più gradevole e rassicurante le norme sul distanziamento sociale nella movida.

Movida post Covid: Aiuole verticali come alternativa al distanziamento sociale

Movida Pistoia_tavoli con aiuole verticali a dividere i tavoli
Pistoia, piazza dei Tre Uomini

I gestori dei locali hanno dunque distanziato i tavoli con delle aiuole verticali delle specie più disparate e colorate.

Qui a Pistoia quest’estate puoi godere di ottimi aperitivi e cene all’aperto, accanto ad alberi di limone, pompelmi, fragole rampicanti e gelsomini.

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Val di Vara, la terra del consumo consapevole

L’idea è stata sposata da quasi tutti i ristoratori del centro, ai quali è comunque stato concesso maggior spazio di occupazione di suolo pubblico da parte dell’amministrazione.

In pratica passeggiare quest’estate nel centro storico di Pistoia comporterà la possibilità di godere dell’ombra dei suoi palazzi storici e dei suoi angoli verdi che potrebbero diventare una caratteristica di street design condiviso anche nei prossimi anni (ma, nel dubbio, approfittane quest’anno e pianifica un viaggio a Pistoia).

Abbiamo parlato anche di questo con Alessandro Sabella, Assessore al Turismo del comune di Pistoia, che è stato nostra ospitale guida nella tappa pistoiese del progetto Resta a Casa – Viaggia in Italia.
Guarda tutta l’intervista e lasciati convincere ad inserire Pistoia nelle tue scelte di viaggio di quest’anno.


Souvenir handmade per uno shopping sostenibile a Gubbio

orecchini filati al telaio, colorati

Valentina Ottavani, beauty content creator e giornalista, ci parla dei luoghi dello shopping sostenibile a Gubbio, provati e conosciuti durante il blog tour di Resta a Casa – Viaggia in Italia.

Quando ho saputo che avrei visitato Gubbio non stavo più nella pelle. Nonostante io sia di origini umbre, questo paesino idilliaco quasi arroccato sulla montagna non lo avevo ancora mai visitato. Lo conoscevo solo per il suo rinomato gigantesco albero di Natale che viene realizzato ogni anno proprio sulle pendici della montagna e che risplende da ogni scorcio. 

Definita la “città grigia” per il colore compatto e uniforme dei blocchi di calcare con cui è costruito lo splendido borgo, Gubbio è stata descritta dal viaggiatore e scrittore Guido Piovene, una “monotonia sublime”. Ed è proprio cosi che ci appare agli occhi in tutta la sua bellezza, un paesaggio dalla fisionomia costantemente meravigliosa.   

Feudo dei Montefeltro e dei Della Rovere Gubbio è uno degli insediamenti umbri più antichi che ha conservato nel tempo il suo caratteristico aspetto medievale. 

Passeggiare per i suoi viottoli è come fare un tuffo nel passato, si respira un’aria di storia e arte intrisa di tradizione. Ci si perde come in un piccolo labirinto tra scale, vialetti e terrazze pensili a vista d’occhio, passando dai panorami mozzafiato sui rooftop del borgo medioevale, alle tantissime realtà artigianali che si incontrano lungo il percorso. 

Una delle cose che amo di più fare quando viaggio è proprio quella di andare alla ricerca del fatto a mano che il territorio offre, e qui a Gubbio ce n’è tantissimo. Riporto sempre con me dei souvenir dei luoghi che visito, siano essi cartoline o oggetti caratteristici. 

Per un turismo a portata di regione, riscoprendo i bellissimi borghi che l’Umbria ci offre, anche lo shopping può diventare slow svelandoci tante piccole realtà lungo il percorso.

Se ami lo shopping sostenibile a Gubbio troverai pane per i tuoi denti!
Infatti tra le sue vie Gubbio ospita tantissimi artigiani che con grande passione e innovazione portano avanti arti e mestieri di una tradizione ormai secolare continuando a tramandarla ed infonderla anche ai turisti che visitano il luogo.
Disseminate ovunque, le piccole botteghe non solo vendono i loro manufatti ma li realizzano direttamente in loco, proprio come dire “casa e bottega”. Un vero e proprio hub di talenti che mantengono viva la tradizione dell’arte tra scultura, filati, arte orafa e pittura. 

Ecco per voi alcune idee di shopping locale e sopratutto ecosostenibile per arricchirvi culturalmente e artisticamente. 

Prezzi unici per la tua casa

Arrivando a Largo del Bargello in pieno centro storico, dove si trova la famosa fontana dei Matti, si trova il bellissimo laboratorio Gypsea. Qui Patrizia, la proprietaria, dopo aver fatto i tre giri canonici della fontana vi firmerà la Patente da Matto; ma soprattutto, le mani di Patrizia creano stucchi d’arte lavorando il gesso. Tra le sue opere troviamo cornici, oggetti d’arredamento e persino applique in finta pietra per i soffitti.

Entrare nel suo mondo è come entrare dentro una favola dove decori, pregiate finiture e amore per i dettagli rendono unico ogni manufatto. Sul suo sito potete acquistare le sue creazioni o potete voi stessi dilettarvi a realizzarle grazie ad una speciale box che contiene tutto l’occorrente per portare a casa vostra la sua arte, come una di quelle beauty box tanto amate.

Bijoux e accessori  

Colore, filati pregiati, armonia e morbidezza: è questo che balza allo sguardo appena si entra nel negozio-laboratorio di MariaGrazia Tonani

Uno luogo che sembra fermo nello spazio e nel tempo e dove l’arte della tessitura è tanto antica quanto è affascinante il suo percorso che la mantiene viva sino ai nostri giorni grazie sopratutto a queste artigiane che portano avanti la tradizione con amore e passione. Tante creazioni quelle che abbelliscono il suo laboratorio, tra foulard, orecchini in stoffa, cappelli e prodotti realizzati con materiale di recupero.

La tessitura con il telaio manuale rimane un valore intrinseco inestimabile e qui si organizzano anche corsi manuali su come apprendere questa antica tecnica e per chi vuole portarsi il “lavoro” a casa si realizzano dei veri e propri piccoli telai con materiali di riciclo in modalità delivery.

Arte orafa… e itinerari ambientali

Tra sculture e tessitura non poteva mancare l’arte orafa per eccellenza. Qui nel centro storico di Gubbio, dove la manualità e l’artigianato la fanno da padrone è possibile scoprire la magia dell’orefice grazie a Tonino Piccotti, proprietario del laboratorio orafo “4 Passi tra Cielo e Terra”.

Qui è possibile riprodurre in argento un souvenir personalizzato ad esempio ispirato alla natura, alle foglie, ai fiori o alla storia del luogo visitato. Questo laboratorio organizza attività che partono dalla ricerca, nei territori naturali circostanti, delle proprie “foglie spirituali”, secondo l’oroscopo celtico, per poi trasformarle in un oggetto prezioso in laboratorio.

Avremo cosi un ricordo del luogo che ci ha ispirato da portare sempre con noi, perché collezionare esperienze e bei ricordi dei luoghi che scopriamo è la cosa più di valore che un buon viaggiatore deve possedere.  

Leggi anche “location da sogno a Gubbio“.

Grazie a UmbriaMarche, partner di Resta A Casa – Viaggia in Italia, per averci fatto conoscere queste realtà.

Val di Vara, la terra del consumo consapevole

Sabrina Barbante, travel blogger e co-fondatrice di Resta a Casa – Viaggia in Italia, ci racconta la Val di Vara, dove un altro mondo e modo di vivere, consumare, produrre è già possibile.

La Val di Vara è l’Altra Liguria, come dice il payoff territoriale. Se siamo legati all’immaginario delle Cinque Terre e dei meravigliosi territori a strapiombo sul mare della Liguria, qui possiamo ribaltare il nostro immaginario pur restando a pochissimi chilometri da Cinque Terre e Sestri Levante e godere di un luogo di fitta vegetazione, natura imponente e notti di lucciole (non scherzo, nel nostro blog tour #RestaACasa – Viaggia in Italia ci siamo davvero trovati di notte circondati da migliaia di lucciole).
Persino Miriam Chilante, la travel blogger meno wildlife d’Italia, ci ha spiegato perché la Val di Vara metterà a seria prova ogni tua certezza (e si sa che a noi viaggiatori le certezze non sono mai piaciute).

Prima di parlarti, negli ultimi due paragrafi, delle bellissime attività che un viaggiatore può fare in Val di Vara, ti racconto del suo biodistretto produttivo e di come questo territorio potrà cambiare per sempre il tuo approccio al consumo.

Sabrina Barbante in Val di Vara
La Val di Vara offre paesaggi incantevoli da fotografare – ph. Francesca Giagnorio

La Val di Vara, dove un altro mondo è già possibile

Dagli anni Novanta, quando orde di persone che qualcuno chiamava No Global urlavano che “un altro mondo è possibile”, qui un mondo e un “modo” possibile lo hanno messo in atto per davvero, convertendo buona parte della produzione in biologico e credendo per primi nel senso stesso di consumo a chilometro zero.

La sfida territoriale del biologico è iniziata in Val di Vara nel 1999, nella città di Varese Ligure, che ottenne per prima (in tutta Europa) la certificazione di qualità Ambientale.

Da qui, nascono le oltre 100 aziende biologiche che sposano la gestione sostenibile delle risorse e la promozione del territorio nella loro mission aziendale e che ha portato alla costituzione del Biodistretto della Val di Vara.

Venire qui comporta non solo mangiare bene (perché il bio e il km zero è comunque un’esperienza di gusto diversa da tutto ciò cui siamo abituati). Poter osservare la ritualità legata agli allevamenti estensivi, i tempi lunghi di crescita e maturazione di qualunque cosa finisca nel nostro piatto, ci aiuta a riappropriarci del senso di ritualità che è giusto sia legata al cibo, a quello che mangiamo e diventa parte di noi.

Allevamento Cuccaro Club
Allevamento Cuccaro Club. Ph. Miriam Chilante

Di questa ritualità e di questi tempi lunghi e sacri (per quanto molto dispendiosi e bisognosi di fatica e dedizione) ne abbiamo parlato direttamente con diverse aziende agrituristiche locali.

Venendo in questo territorio, soprattutto con bambini e adolescenti e mettendoti in reale contatto con queste realtà imparerai la concreta differenza di sapori legati ad allevamenti estensivi e lenti rispetto ai sapori industriali.

Il cibo ha un valore, non solo un prezzo. Saper dare il giusto valore oltre che il giusto prezzo è il primo passo per migliorare le nostre scelte di consumo sempre, non solo in viaggio, non solo nella valle del biologico.

Dove mangiare cibo biologico e a km zero della Val di Vara: alcune tappe

Ravioli ripieni fatti in casa al Cuccaro Club. Ph. Miriam Chilante

Ma veniamo a una cosa che interessa a voi viaggiatori che adesso state per entrare nella magica Val di Vara. Dove poter assaggiare ottimi piatti a km zero e a produzione biologica? Ecco il mio elenco (in cui ovviamente troverai anche ottime opzioni vegetariane e vegane).

L’Antica locanda della Luigina
Nella frazione di Mattarana, sulla via principale, si trova l’Antica Locanda Luigina, un posto che raccoglie anni di storia territoriale.
Presidio di Slow Food, il suo menu è ricco di scelte bio, IGP e vino DOP di produzione locale e offre un menu anche vegano che si fatica a trovare in qualunque altra parte d’Italia.

Hanno anche delle deliziose camere per l’accoglienza e la colazione è fatta di prodotti da forno home made, pane fresco e yogurt biologico (ovviamente).

Filo di Paglia
Il Filo di paglia è una casa costruita in paglia e terra cruda, tecnica di bioedilizia che rende le temperature interne gradevoli tutto l’anno, abbassando l’impatto di condizionatori e riscaldamenti.
La casa è circondata da una tenuta con energie fortissime, boschi e querceti secolari, per non parlare delle stalle con vitellini e mucche che puoi anche mungere, assistita dai gestori di questo luogo magico.
Anche questa è anche struttura ricettiva.

Cuccaro Club
Il Cuccaro Club, località Suvero, è circondato da una fitta pineta e aree di pascolo con mucche bellissime e sane. Oltre a cibarti con pasta fatta in casa dalla nonna che non sa che cosa vuol dire “un assaggino”, ti potrai coccolare in una piscina riscaldata (ovviamente a biomasse).

La Vite Rossa
Cenare qui sarà come cenare a casa di vecchi amici, amanti degli animali e delle piante selvatiche.
Qui ho imparato che un tuorlo d’uovo può anche essere impanato (hanno inventato un antipasto del quale vado matta, cioè il crostone con tuorlo impanato su formaggio e erbette).

Che cosa fare in Val di Vara

Va da sé che non si viene in Val di Vara solo per mangiare. Ma una bella mangiata e bevuta di vino biologico dopo una giornata di turismo active e outdoor è di certo una soddisfazione non trascurabile, vero?

Allora puoi fare come noi che, appena arrivate, ci siamo fatte gettare nel fiume da e con Rafting Liguria.
Se ce l’abbiamo fatta noi (Io, Miriam e Francesca, insieme al famiglia con bimbo di Miriam) può farcela chiunque.
Ti è mai capitato di trascorrere due ore senza telefono… e non sentirle?
Pagaiando e andando incontro alle correnti e fermandosi quanto basta per osservare le montagne, sentire l’acqua e sentire persino di essere parte di un tutto organico è un’arma di distrazione di massa dall’epoca dei byte.
Ma niente paura, le foto le avrai lo stesso perché ci sono membri dello staff che, fingendo di speronarti con il loro gommone, ti faranno bellissime foto ricordo. L’attività è adattissima anche ai neofiti.

Questa è anche zona di canyon dove è possibile fare canyioing e biking. Sono molte le strutture che mettono a disposizione bici con pedalata assistita adatte per i territorio montagnosi (tra queste, l’Antico Cornio).

Ovviamente questa è zona perfetta per il trekking sia dolce che avanzato e per semplici passeggiate nel verde. Le aree circostanti il Cuccaro Club, menzionato nel precedente paragrafo, sono impreziosite da foreste di pini altissimi e colline che portano a pascoli e a viste mozzafiato che arrivano fino al mare (da qui, foschia permettendo, puoi vedere le coste della Corsica).

Passeggiata nei Borghi rotondi

Altra peculiarità di questa valle, i suoi borghi. Sono a pianta rotonda per questioni storiche di tipo difensivo e territoriale (sorgono tutti sulle cime di colline e montagne).
Camminare per questi borghi, come Carro, Brugnato o la già menzionata e meritevole Varese Ligure, dà la sensazione di essere avvolti dalle mura di cinta e dalle piante circolari. Il borgo rotondo fa sentire abbracciati dalle case e dalle strade.
Altra peculiarità di questi borghi così piccoli è lo street design condiviso e creato dagli abitanti del luogo, che sistemano con dovizia gerani e piante di vario tipo nelle vie del paese, come fossero parte delle case private.

E in fondo, è proprio così: le nostre strade sono anche le nostre case. Questa, un’altra lezione che impari in Val di Vara.

Scopri tutta la nostra Val di Vara nelle storie in evidenza della gallery Instagram di Resta a casa – Viaggia in Italia.

Grazie al Consorzio Turistico della Val di Vara per essere stato nostra guida in questa terra.

Tradizione e Novità culinarie: dove mangiare a Santa Severa

dove mangiare a santa severa

Ornella d’Amore ci indica dove mangiare a Santa Severa

Se non attraverso il cibo come si può conoscere davvero la storia, la cultura e la tradizione di un posto?

Santa Severa con le sue spiagge, i suoi viali alberati e il suo castello è da sempre un punto di riferimento sul litorale tirrenico per chi vuole godersi qualche giorno di pace e relax. Non molti sanno, però, che questa località ospita alcuni dei migliori ristoranti della costa laziale e uno dei migliori d’Italia. Spero attraverso le mie parole di farvi conoscere, almeno in parte, le bontà che potrete gustare in questo piccolo paradiso.

BarAonda bar, un punto di riferimento per gli amanti della colazione.

Non si può andare a Santa Severa e non assaggiare le delizie di questo bar, un vero e proprio tempio per gli amanti del dolce. Quando entrerete accomodatevi ad un tavolino e prendetevi qualche minuto per scegliere cosa ordinare, in questa infinita offerta di dolci, crostate e cornetti sarà una decisione estremamente difficile.. tra le varie cose, perché vi assicuro che sarà impossibile sceglierne solo una, dovete assolutamente prendere le bombe farcite, dopo il primo morso le vostre papille gustative danzeranno dalla gioia.

Ristorante Cattive Compagnie, dal dolce al Salato tutto curato nei minimi dettagli. 

È impossibile racchiudere in poche righe le sensazioni che abbiamo provato affidandoci a Michele, normalmente è difficile trovare un locale che riesca ad eccellere in tutti gli appuntamenti culinari della giornata, ma ristorante Cattive Compagnie ci è riuscito, potreste decidere di passare l’intera giornata con loro e consumare lì tutti i pasti e dopo ogni pietanza restereste soddisfatti. La cucina moderna, che non manca di nobilitare le tradizioni regionali, i particolari accostamenti di sapori e l’attenzione dedicata all’impiattamento rendono questo posto la scelta giusta per qualsiasi pasto. 

Ristorante Pino al Mare, dove tradizione e fantasia si fondono.

A due passi dal mare, in una cornice fiorita, potrete gustare una varietà di antipasti di pesce che spazia da crudi freschissimi ad alcune ricette della tradizione sapientemente rivisitate dallo chef. Vi consiglio assolutamente di provare la cacio e pepe con crudo di spigola, un piatto corposo, ma allo stesso tempo fresco grazie a questo singolare abbinamento. Mi raccomando non andate via senza aver assaggiato l’incredibile tiramisù di Simone, realizzato al momento con uova rigorosamente livornesi!

Ristorante Isola del Pescatore, Uno Stile di Vita.

Se avete voglia di farvi viziare con del pesce freschissimo, degli abbinamenti incredibili e una vista mozzafiato non dovete far altro che recarvi in questa oasi del gusto; uno dei migliori ristoranti di pesce in Italia, con una varietà di antipasti infinita, una cura del dettaglio impeccabile e con un personale preparato e pronto ad accompagnarvi nella scelta delle piatti e dei vini da abbinare. Il loro punto di forza è la varietà del pescato, potrete scegliere tra tantissime pietanze cucinate sempre con ingredienti freschi e accuratamente selezionati dallo chef. 

Ristorante da Guiduccio, Tradizione Romana.

  Varcata la soglia di questo splendido locale avrete immediatamente la sensazione di essere a casa. L’odore della carne sapientemente cucinata da Guido vi invaderà le narici, la simpatia del personale vi accompagnerà in questo tuffo nella cucina tradizionale romana; oltre alle notissime Cacio e Pepe e Amatriciana avrete la possibilità di provare anche piatti più rustici come la trippa al sugo e il pollo alla cacciatora. Con le sue porzioni abbondanti e la genuinità dei prodotti il ristorante da Guiduccio è una tappa obbligata per g

A Santa Severa in coppia: cosa fare.

castello di Santa Severa

Di Donatella Gazzè, travel blogger

Ci penseresti mai a Santa Severa (RM), meta prettamente familiare, come destinazione romantica? Dovresti, e adesso ti spiego perché. Ecco un elenco di cose da fare a Santa Severa in coppia.

Notte in un castello, cullati dal suono del mare

santa severa in coppia_castello interni
Castello di Santa Severa. Ph. Donatella Gazzè

Cosa c’è di più romantico che passare una notte in un castello? A Santa Severa questo è possibile. Qui sorge, a picco sul mare, un castello medievale, divenuto famoso soprattutto perché vi è stata girata una scena romantica del film ‘Tre metri sopra il cielo’  tratto dall’omonimo best seller di Federico Moccia. Ma c’è molto di più…

Il castello di Santa Severa mette a disposizione al piano primo un Ostello con 14 stanze tutte rimodernate e ognuna arredata con gusto e dai nomi di elementi o divinità antiche; un esempio? la camera LIBURNA che prende il nome da un’antica nave da guerra di età imperiale.

Le camere sono molto ampie, dotate di bagno e di un piccolo terrazzino per ascoltare il rumore del mare, è presente il wi-fi in tutta la struttura. Non è previsto il servizio colazione, ma qui troverete una stanza comune adibita appositamente per poter consumare i propri pasti.

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Non solo storia, ma anche natura

La bellezza del Castello di Santa Severa non è solo nelle camere del corpo centrale, ma anche nell’intero Borgo Medievale con le sue stradine in pietra e gli archi volanti; l’ampia area è composta da un vasto complesso di edifici e piazze dove è possibile ammirare traccia della vita nel Castello. Sembrerà di essere sospesi tra il presente ed il passato; come se il tempo si fosse in qualche modo fermato.

Santa Severa non è solo il Castello, ovviamente, e non è neanche solo mare; è natura. C’è la possibilità di poter affittare le biciclette e di potersi muovere liberamente per le vie della cittadina immergendosi nel verde e scoprendo scorci e casette meravigliose. 

Sicuramente un’istituzione è Lello Cicli in Via Piave,15 dove è possibile affittare qualsiasi tipo di bicicletta, dalle mountain bike alle bici da passeggio. Da li si può raggiungere facilmente sia il mare che il castello passando per i vicoletti della cittadina. Neanche molto tempo fa Santa Severa era considerata la “spiaggia dei presidenti” perché qui al tramonto amavano passeggiare indisturbati Oscar Luigi ScalfaroCarlo Azeglio Ciampi e Francesco Cossiga.

Non può mancare una romantica cena

Spiaggia antistante Il ristorante Il Pescatore

Sicuramente se si vuole passare una bellissima serata romantica non si può non andare a cena in uno dei migliori ristoranti della città: l’Isola del Pescatore in Via Cartagine 1. Oltre ad offrire una vasto menù di pesce offre una vista davvero magnifica perché affaccia direttamente sul mare. Vi è un angolino esterno estremamente romantico, con una scultura a forma di cuore, di metallo, dal quale si intravede proprio il castello.

Già solo per la location vale davvero la pena andarci, ma i colori e la varietà delle portate vi lasceranno ancor più senza parole. E poi la spiaggia e il mare faranno da cornice alle vostre serate più romantiche.

Se volete passare un weekend romantico, lontano dal caos cittadino, in un luogo non convenzionale e diverso dai soliti clichè questo è decisamente il posto giusto per voi!

Location da sogno a Gubbio

Di Viaggi Sogni e Passione– Luxury Travel: Location da sogno a Gubbio.

Ci sono momenti in cui la vita prende il sopravvento e l’unica cosa che vorresti fare è staccare la spina e rifugiarti in un luogo incontaminato dove vieni svegliata dal canto degli uccelli ed i cerbiatti corrono indisturbati nei prati.

Ok, questa ultima immagine potrebbe sembrare irrealistica ma ti assicuro che non è così. Ci sono dei luoghi in Umbria dove perdi letteralmente il senso del tempo e ti trovi catapultato in una favola di Disney.

Ho scelto per te due luoghi magici dove passare un fine settimana oppure un periodo più lungo che abbracciano confort e relax coniugando il tuo desiderio di scappare dalla quotidianità al bisogno di restare in contatto con la società.

La Panoramica Gubbio– Maison de Charme

Questa struttura è immersa nel verde, tra le morbide colline di Gubbio, a 5 km dal centro della città. Qui ogni cosa è curata nei minimi dettagli. Ciò che contraddistingue questo luogo è senza dubbio la ricercatezza e lo stile degli appartamenti. La proprietaria, milanese di nascita ed umbra di cuore, ha portato con se l’essenza del confort e la ricercatezza cittadina, così da avere in ogni momento ciò di cui hai bisogno.

Gli appartamenti

Potrai scegliere tra cottage ed appartamenti. Tutti con cucina attrezzata ed arredamento ricercato. Ogni abitazione è diverso dagli altri e regala l’esperienza della campagna così da vivere a pieno questi giorni di relax.

Il wifi è presente in ogni abitazione anche se, per via dei muri molto spessi, in alcuni appartamenti prende meglio che in altri. L’esterno invece è coperto da un ottimo segnale. Ad avvalorare l’idea di relax è l’assenza di televisione all’interno degli appartamenti.

Parco, piscina e lettura

Ogni abitazione è circondata da verde. A disposizione dei clienti c’è una meravigliosa piscina, una bellissima libreria all’aperto per chi ancora trova piacere nella lettura, un’amaca su cui sognare o semplicemente rilassarsi e un meraviglioso e raffinato gazebo dove fare un aperitivo in compagnia della persona amata.

Ma non finisce qui… perché, a sorpresa, c’è un campo di bocce. Si hai letto bene, un campo di bocce. Perché alla Panoramica Gubbio tutto riporta al passato.

Location da sogno a Gubbio: San Vittorino

Se invece il tuo desiderio da bambina era vivere in un castello, sarai accontentata.

Da qui potrai godere di una delle viste panoramiche eugubine più suggestive e lasciarti trasportare nel 1163 anche se il castello è stato completamente ristrutturato di recente.

In questo agriturismo a soli 5 km dal centro di Gubbio, al centro di un’azienda agraria di 32 ettari, nel cuore di una foresta di querce, pineti ed ulivi, ogni cosa è studiata per regalare un’emozione intensa. Tutto è curato nei minimi dettagli ed il servizio è assolutamente eccellente.

Appartamenti

Il Relais San Vittorino ha tre appartamenti con cucina attrezzata e giardino privato ma offre agli ospiti la possibilità di mangiare nel favoloso e suggestivo ristorante del Castello. Immersa nel verde e affacciata su una terrazza panoramica c’è anche una bellissima piscina. Se poi vuoi dilettarti nella pesca sportiva potrai farlo nel laghetto del castello.

Le attività

Questa struttura offre una vasta gamma di attività gratuite tra cui i corsi di cucina, passeggiate a piedi o in bicicletta nelle colline della proprietà, tiro con l’arco, bocce, trekking e decoupage. Ma tra tutte le attività spicca senza dubbio la caccia al tartufo con il sig. Francesco, esperienza assolutamente imperdibile.

Il ristorante

Il ristorante del Castello è aperto al pubblico tutto l’anno ed il menu è a base di prodotti tipici umbri. L’ingrediente che la fa da padrone ovviamente è il tartufo ma ti renderai subito conto che ogni ingrediente esalterà il sapore degli altri. Ciò che mangerai è ciò che viene prodotto nell’azienda agricola. Sapori ricercati ma genuini, semplici e veri. Ogni ricetta proposta è tramandata dalla tradizione contadina della zona di Gubbio quindi una vera e propria eredità culinaria.

Ti ho raccontato di un Castello perché nel nostro paese la Storia è presente in ogni angolo di ogni luogo. Ti consiglio la lettura dei Borghi del Lazio.

Langhe piemontesi con bambini: 12 itinerari

Di La Casa Viaggiante, travel blog

Le Langhe piemontesi con bambini: come viverle al meglio in questi itinerari.

Le langhe, quell’area del Piemonte tra le province di Cuneo e Asti, caratterizzata da dolci colline ricoperte di vigneti, punteggiate da piccoli borghi. La terra del Barolo, del tartufo e dei castelli. Super romantico, vero?

E se vi dicessi che invece possono essere una destinazione fantastica anche per le famiglie?

Non ci credete? Scommettiamo che vi convinco? Ecco pronte ben 12 attività family-friendly nelle Langhe (con tanto di degustazione di Barolo senza capricci!).

  1. WIMU, il Wine Museum a Barolo

Le Langhe sono il regno del Barolo, e la storia di queste terre è indissolubilmente legata al vino, ma chi l’ha detto che questo tema debba interessare solo agli adulti?

Et voilà, al WiMu troverete un percorso espositivo multimediale, coinvolgente, interattivo che catturerà l’interesse anche dei piccoli. Scoprirete la storia del Castello di Barolo e del vino, con i mille modi in cui è stato interpretato nelle tradizioni locali, nell’arte, nella musica, nella poesia.

Ritirate all’ingresso il kit “Esploramuseo”, che propone giochi e quiz da risolvere durante la visita, per diventare Esploratori Patentati!

E con “WiMu delle Famiglie”, ogni prima domenica del mese troverete percorsi guidati di visita dedicati proprio alle famiglie.

  • IL MUSEO DEL GIOCATTOLO a Bra

Con la scusa di acquistare un po’ della deliziosa salsiccia di Bra, potete fare tappa in questo museo che stupirà i vostri figli, e vi farà tornare un po’ bambini. 

Ospita una collezione ricchissima di più di mille pezzi, dalla fine del ‘700 agli anni ’70 del 900, suddivisa in aree tematiche: prima infanzia, bambole, scuola, giochi maschili, aerei e mezzi a pedale, teatrini e burattini.

Oltre al fascino di questi pezzi a volte unici, è interessante osservare come si sono evoluti nel tempo i giocattoli Se i vostri figli si comportano male, minacciateli di fargli provare la seggiola in legno pensata per immobilizzare i bambini (aaah, il design di una volta!).

Le visite sono sempre guidate in compagnia di una ludo-guida, e vengono organizzate anche visite teatralizzate.

  • MUSEO DELLA MAGIA a Cherasco

Ammettetelo che vi piacerebbe imparare qualche trucco di magia per impressionare i vostri figli!  

Bene, in questo museo che è il più importante in Italia sul tema, potete soddisfare ogni vostra curiosità e scoprire un sacco di cose sulla magia e l’illusionismo.

Le visite guidate coinvolgono attivamente grandi e piccoli, accompagnati dalla mascotte Hocus Pocus. E per completare l’esperienza non potevano mancare uno spettacolo di magia e laboratori per cimentarsi in trucchi e incantesimi. Cherasco is the new Hogwarts!

  • FATTORIE DIDATTICHE

In tutta la zona delle Langhe, diverse aziende agricole negli ultimi anni sono diventate fattorie didattiche, per offrire alle famiglie un’esperienza a contatto con la realtà rurale del territorio.

Qui i bambini possono osservare da vicino gli animali e vivere esperienze a contatto con la natura, grazie alle diverse proposte di laboratori. Un modo bellissimo per far loro conoscere una dimensione a cui probabilmente non sono abituati, e per imparare divertendosi.

Un esempio è Cascina Gabutti, a Monforte d’Alba, che organizza diverse attività: il laboratorio del pane, quello delle uova, quello alla scoperta dei mezzi agricoli, quello sull’orto e le piante da frutto; c’è anche il percorso in vigna, per toccare con mano cosa significa coltivare la vite e come si svolge il lavoro del vignaiolo. 

A Mombarcaro, il paese più alto delle Langhe, troverete invece I Pascoli di Amaltea, dove vivono Alessandro e Arianna con le loro caprette e pecore. Non si tratta di una vera e propria fattoria didattica, ma vengono organizzate su prenotazione delle visite guidate con degustazione dei loro formaggi, durante le quali i bambini possono vedere da vicino gli animali e scoprire come nasce il formaggio.

A Baldissero d’Alba vi aspetta invece un altro posto speciale: Le Colline di Giuca. Non una “semplice” fattoria didattica, ma un parco didattico esperienziale che si pone come obiettivo quello di spiegare il territorio di Langa attraverso il gioco, e di riportare i bambini a vivere la natura da vicino: esplorando, giocando, sporcandosi…insomma, godendosela appieno!

  • CASTELLO DI SERRALUNGA D’ALBA

Merita sicuramente una visita questo castello trecentesco, dalla forma slanciata, che domina il borgo di Serralunga e le colline circostanti. 

La visita è sempre guidata e dura 45 minuti, quindi decisamente fattibile anche con i piccoli.

La vista dal terzo piano è spettacolare, a 360° sul panorama circostante. Portatevi una spada e una corona e fate diventare i vostri bimbi principesse e cavalieri all’interno di questo magnifico castello!

  • CASTELLO DI GRINZANE CAVOUR

Restando in tema castelli, quello di Grinzane Cavour è un altro di quelli iconici del territorio langarolo.

Al suo interno troverete il Museo Etnografico con le ricostruzioni delle cucine del ‘600 e dell’800, la distilleria del ‘700, vari oggetti dell’enogastronomia locale.

Ma come dice il nome del castello, ciò che lo rende speciale è l’illustre ospite che qui soggiornò nella prima metà dell’800: Camillo Benso Conte di Cavour, che fu proprio Sindaco di Grinzane per diversi anni. Il Castello conserva diversi suoi cimeli, tra cui la fascia tricolore di Sindaco – ma la vera chicca è la visita guidata che è possibile effettuare in alcune date (info sul sito per il calendario) con il padrone di casa in persona. Una lezione di storia diversa dal solito per i ragazzi che magari stanno studiando questo momento storico a scuola: non capita tutti i giorni di essere ospiti di Camillo Benso nella sua umile dimora!

  • ALLA SCOPERTA DELLE NOCCIOLE

Le Langhe non sono solo territorio di vini, ma anche di nocciole: è qui di casa la varietà più pregiata, la tonda gentile trilobata, meglio nota come Nocciola Piemonte IGP.

Oltre al gigante Ferrero, c’è tutto un mondo di piccole aziende artigianali che si occupano di lavorazione delle nocciole. Girovagando tra le colline vedrete tantissimi noccioleti, e perché non andare a vedere dove finiscono le nocciole dopo essere state raccolte?

Noi abbiamo visitato la piccola fabbrica de La Regale Nocciole, a Sinio. Ovviamente durante il weekend le macchine non sono in azione, ma il proprietario ci ha comunque illustrato tutto il processo di lavorazione, il funzionamento delle macchine e…dulcis in fundo, ci ha fatto assaggiare i loro prodotti (crema di nocciole di diverse tipologie, nocciole caramellate, pasta di nocciole, olio di nocciole…). Un perfetto souvenir da portare a casa o da regalare.

  • CANTINE CON I BIMBI – YES WE CAN!

Andare per cantine con i bambini sembra un ossimoro, lo so. Eppure basta scegliere il posto giusto per riuscire a farla diventare un’esperienza piacevole sia per i grandi che per i piccoli.

Nelle Langhe alcuni operatori locali sono stati abbastanza intelligenti e lungimiranti da comprendere che i fruitori del prodotto vino sono attualmente non solo gruppi di giovani o di persone di mezza età, ma anche e soprattutto genitori con bambini al seguito. E che è giusto, oltre che utile per loro, tenere in considerazione le esigenze di questo target. 

Ed è per rispondere a questa esigenza che è nato il progetto Le Cantine dei Bambini: una rete di produttori che, nei loro spazi, ha realizzato un angolo dedicato ai piccoli: così mentre i genitori degustano, i bambini si divertono giocando e la pace familiare è salva! Geniale nella sua semplicità, ma abbiamo toccato con mano quanto sia efficace: la visita con degustazione che abbiamo fatto qui è stata sicuramente tra le esperienze più positive avute in cantina (e ci andiamo abbastanza spesso, in giro per l’Italia e l’Europa).

Oltre tutto, la cantina che abbiamo scelto – Josetta Saffirio Wines di Monforte d’Alba – si presta particolarmente ad una visita con i bimbi: in primis perché la proprietaria è lei stessa mamma (e quindi ben conosce le esigenze dei piccoli), e poi perché questa cantina è abitata da gnomi! Le etichette delle bottiglie di questo produttore sono tutte con gli gnomi disegnati a mano dalla mamma dell’attuale proprietaria, e sono diventati il simbolo delle loro produzioni. E visitando la cantina, scoprirete che gli gnomi non sono solo sulle etichette, ma si nascondono anche tra le botti e i macchinari…i bambini si divertiranno a scovarli qua e là, e poi a giocare con la casetta degli gnomi mentre voi vi godete la degustazione. Il Barolo vi sembrerà ancora più buono (se mai ce ne fosse bisogno)!

  • CAPPELLA DEL BAROLO

Quando percorri il sentiero (breve eh) che risale dolcemente la collina vicino a La Morra, e ad un tratto, così dal nulla, ti trovi davanti una macchia di colore che si staglia sul verde (o i marroni, o il bianco della neve nel nostro caso) delle colline circostanti…l’effetto non può che essere da WOW!

La Cappella del Barolo non può lasciare indifferenti, e non mancherà di colpire i bambini con i suoi colori sgargianti, sicuramente atipici (non so voi, ma noi non avevamo mai visto un edificio come questo!).

Si chiama cappella, ma in realtà non è mai stata consacrata. Costruita nel 1914 come riparo per i lavoratori delle vigne, col tempo si era ridotta a rudere, fino a quando nel 1999 gli artisti Sol LeWitt e David Tremlett hanno deciso di darle nuova vita con un risultato davvero sorprendente.

La foto di rito è praticamente un obbligo: queste le coordinate per raggiungerla più facilmente:  44°37’41.312″N 7°56’41.824″E

  1. LE PANCHINE GIGANTI

Anche loro sono ormai diventate un simbolo delle Langhe: si tratta di panchine XXXXL, colorate e collocate in diversi punti del territorio langarolo, in posizione panoramica.

Dietro queste installazioni king-size c’è il Big Bench Community Project, una iniziativa no-profit del designer americano Chris Bangle e della moglie Catherine (langaroli adottivi) con l’obiettivo di sostenere le comunità locali, il turismo e le eccellenze del territorio in cui le panchine sorgono.

Fa strano sedersi su queste panchine che ci fanno sentire piccoli, piccoli davanti alla grande, grande bellezza della natura. Di solito si trovano in punti panoramici, a volte un po’ difficili da raggiungere, e da un lato divertono per l’effetto straniante che creano, dall’altro invitano alla contemplazione, a fermarsi per un po’ a godere del paesaggio tornando un po’ bambini.

Divertitevi a scovarle tutte, trovate l’elenco aggiornato delle panchine giganti sul sito https://bigbenchcommunityproject.org/  (infatti ne spuntano spesso di nuove, e ultimamente sono anche uscite dalla zona delle Langhe, comparendo in altre regioni o addirittura in altri Stati. Ad oggi sono già ben 89!).

  1. BIRRIFICIO BALADIN

Langhe significa principalmente vino, l’abbiamo capito…eppure c’è spazio anche per della gran birra!

Vi consigliamo quindi una variazione dal tema “cantine” e una piccola deviazione fino a Piozzo, dove ha sede il mitico Birrificio Baladin, uno dei pionieri della birra artigianale in Italia, fondato da Teo Musso, mastro birrario che ha del geniale e che ha saputo evolversi e crescere nel tempo, mantenendo una altissima qualità ma anche ampliando l’offerta con la ristorazione e l’ospitalità. La domenica potete partecipare alle visite guidate per scoprire tutto della storia di Baladin: si parte dalla piazza di Piozzo, dove si viene accolti nello storico pub (nonché primo laboratorio) che ricorda un circo e dove viene raccontata la bella storia di questa azienda. Poi ci si sposta poco fuori dal paese per visitare la fabbrica e scoprire come vengono prodotte le birre, seguendo tutte le fasi della produzione e concludendo con una degustazione. Volendo, ci si può fermare al Baladin Open Garden per un pranzo in un contesto davvero carino. Noi ci siamo stati con i bambini e si sono divertiti anche loro, anche se continuano a dire “birraiolo” anziché “mastro birraio”. Ah, e a Piozzo tra l’altro c’è una delle panchine giganti, quella arancione!

  1. BOSCO DEI PENSIERI

Per una bella passeggiata, nella tenuta di Fontanafredda (dove volendo potete anche visitare la cantina, una delle più importanti delle Langhe) troverete un sentiero immerso nella natura, costituito da 12 stazioni, ciascuna corredata di aforismi d’autore e bozzetti della disegnatrice tedesca Alexandra von Bassewitz.

Un percorso letterario, in cui le immagini e i testi hanno lo scopo di aiutare il visitatore a immergersi nel paesaggio e nella storia delle Langhe. Ci sono delle panchine ad ogni tappa per i più pigroni, e in primavera la Fondazione Mirafiore organizza delle passeggiate letterarie: si tratta di passeggiate nel Bosco dei Pensieri accompagnate da scrittori, e alcune di queste sono proprio dedicate ai bambini. 

Il percorso si trova all’interno della Tenuta Fontanafredda, ma l’accesso al Bosco dei Pensieri è libero e gratuito.

Sempre all’interno della tenuta si trova anche un teatro, dove la Fondazione Mirafiore organizza nei mesi invernali degli spettacoli teatrali per bambini e famiglie.

Allora, credete ancora che le Langhe siano solo una meta da coppietta o da comitiva di amici? 

Itinerario di un pomeriggio nell’Orto botanico di Padova

Orto Botanico Padova_Silvia Vettori_Resta a casa viaggia in Italia

Di Silvia Vettori, travel blogger

Sono nata e cresciuta a Padova, una città veneta ai piedi dei Colli Euganei, terra di spritz forti e anime oneste, la “città dei gran dottori” illuminata dal grande Giotto, ma sempre all’ombra della vicina Venezia. La città la con seconda più grande piazza d’Europa, in cui i caffè non hanno porte e i Santi non hanno nome. Insomma, una città come mille meravigliose città italiane, ma forse un po’ di più.

Eppure, nonostante tutte le cose per cui Padova è unica e famosa nel mondo, c’è un luogo che, tolto dai giri classici, consiglierei a tutti di visitare almeno una volta nella vita: l’Orto botanico di Padova.

Bellissimi giardini e parchi nei quali perdersi a Padova non mancano, ma l’Orto Botanico è davvero quello che si dice “un pezzo da 90”! 

Leggi anche di tutti gli altri sei giardini di Padova

La tradizione dell’orto botanico di Padova

Orto Botanico di Padova. Ph. Silvia Vettori

Probabilmente il mio luogo preferito in città e uno dei posti più storici eppure l’Orto botanico di Padova non è molto considerato dalle classiche rotte turistiche.

Entriamo attraverso un grande portale che interrompe le mura di cinta e da subito ci rendiamo conto di quanto questo posto sia fuori dal comune. La città scompare, il caos, la frenesia e pure il caldo torrido delle estati patavine qui sembrano non trovare spazio.

Ci addentriamo tra gli ordinatissimi vicoli di ghiaia e le aiuole fiorite, dove veniamo catturati da zampillanti fontane, rigogliose piante e affascinanti architetture storiche. Un luogo di rara bellezza dove perdersi nella natura.

Anche la sua storia è però altrettanto importante. L’orto botanico di Padova infatti è nato nel 1545 ed è il più antico orto cittadino del mondo. 

L’ateneo padovano era già a quel tempo rinomato per la sua abilità nello studio delle piante e l’orto botanico, in questa ottica, serviva proprio agli studenti dell’ateneo per imparare a riconoscere, coltivare e utilizzare le piante medicamentose, cosiddette “piante semplici”.

Dalle piante si estraevano così poderose medicine che servivano a curare i più disparati mali, ma siamo alle porte del Rinascimento dove il richiamo dei “schei” (i soldi) non poteva non attrarre ladri e truffatori che, in beve tempo, presero d’assalto l’orto botanico durante le ore notturne, saccheggiando le piantagioni per rivendere i medicamenti nel mercato nero.

Ed ecco quindi il motivo per cui, ancora oggi, ci troviamo ad entrare attraverso un bellissimo muro di cinta che ha non ha solo la funzione di delimitarne l’area, ma anche quella di tenerne alla larga i malintenzionati.

400 anni di storia e 6000 specie vegetali

Orto Botanico di Padova. Ph. Silvia Vettori

Quante specie vegetali sapresti nominare? Io personalmente dopo una decina inizio già ad andare in crisi!

Ecco, sappi che, oltre i più di 400 anni di storia all’interno dell’orto botanico di Padova vivono più di 6000 specie vegetali differenti! Il numero fa venire le vertigini, ma girando tra i viali e le serre non ti sarà difficile crederci.

Ciascuna specie è individuata e classificata da una targhetta contenente il binomio latino e le iniziali di chi per primo l’ha studiata, la famiglia di appartenenza e il luogo d’origine. Degna di nota la Palma di San Pietro, l’albero più antico dell’orto, datato probabilmente 1585 e denominata anche “palma di Goethe” in quanto il poeta tedesco partì proprio dalla contemplazione di questo esemplare per formulare il suo celebre “Saggio sulle metamorfosi delle piante”.

Piante secolari, la zona delle erbe aromatiche, piante grasse, sempreverdi e piante carnivore, ma anche luogo di rifugio per moltissime specie di uccelli: un vero paradiso naturale.

Per storicità e scopo l’orto patavino è ancora oggi all’origine di tutti gli orti botanici del mondo avendo largamente contribuito al progresso di discipline scientifiche come la botanica, la medicina, la chimica e la farmacia. Per questo motivo nel 1997 è stato iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco come bene culturale.

L’innovazione dell’orto botanico di Padova

Già in origine le piante che si trovavano all’interno dell’orto botanico provenivano da tutte le parti del mondo: dove la repubblica di Venezia aveva scambi commerciali, lì prelevava le specie esotiche per portarle a Padova affinché potessero essere studiate.

Nonostante i quattro secoli di vita l’Orto botanico continua ad essere all’avanguardia nel mondo, tanto che nel 2014 è stato inaugurato il nuovo complesso dedicato alla biodiversità.

Un vero e proprio giro del mondo in cinque serre ultramoderne che ospitano gli ecosistemi terrestri nelle loro varietà. Una sorta di ricchissimo microcosmo da scoprire attraverso tutti i sensi.

Ci basta spostarci da una serra all’altra per passare dai tropici ai subartici, fare una capatina nella vita dello spazio e ritrovarci nel deserto. Emozionante ed estremamente curioso.

Un’inestimabile ricchezza che ci lascia ogni volta a bocca aperta, ma la natura questo spesso lo fa.

Ingresso e cancello con prospettiva interna Orto Botanico di Padova
Orto Botanico di Padova. Ph. Silvia Vettori

Informazioni pratiche

Dove si trova? In via, a pochi passi dal Prato della Valle e dalla Basilica di Sant’Antonio.

Quanto costa l’ingresso? 10 euro per gli adulti e 5 per i bambini, ci sono però numerosi sconti per studenti o particolari categorie di persone.

Quali sono gli orari d’apertura? Nel periodo estivo l’orto botanico è aperto dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00. A seguito dell’emergenza covid-19 è però necessario prenotare, anche solo telefonicamente, prima di accadere, per rispettare le misure di contenimento delle persone.

Quando andare? Ti direi sempre. Un giro all’interno dell’orto botanico di Padova vale sempre la pena: il foliage autunnale, l’atmosfera sospesa dell’inverno e i caldi colori estivi. Su tutte però la primavera è certamente la stagione migliore con le sue fioriture e i suoi immancabili profumi.

Itinerario a Monte Isola, la perla del Sebino

itinerario monte isola_viaggia in Italia

Di Monica Salgueiro Saraiva, Alias Crackita, travel blogger

Dalle acque blu scuro del Lago di Iseo (Sebino per i più nostalgici) sorge Monte Isola, dal 2017 inserita nella guida “I Borghi più belli d’Italia” è l’isola lacustre più grande del Bel Paese e la più alta in Europa. Con un’area complessiva di 12,8 km² e i suoi 1.698 abitanti, si posiziona in centro al lago dividendolo: a est territorio Bresciano, a ovest Bergamasco.

Questo luogo silente, privo di automobili, è ideale per chi cerca la quiete.

Monte Isola. Ph. Monica Salguiero Saraiva

Come arrivare:

Monte Isola è raggiungibile h24 con il traghetto che collega l’imbarcadero di Sale Marasino Carzano sul Monte Isola o con quello che da Sulzano porta a Peschiera Maraglio; in entrambi i casi, la tariffa è di €2,10 con un eventuale supplemento bici di €2,60. 
Da Iseo a Peschiera Maraglio le corse sono solo diurne e la tariffa è di €3,10 restando invariato il supplemento bici.
Per orari e tariffe vi consiglio di consultare il sito http://www.navigazionelagoiseo.it/

Il mio suggerimento di percorso:

Approdando sull’isola dal porto di Carzano percorriamo l’unica strada che porta a Peschiera Maraglio. Subito ci imbattiamo nell’incantevole chiesa di San Giovanni Battista e la sosta è obbligatoria! Questa piccola costruzione barocca risale alla prima metà del Settecento e il suo interno è notevole.

Proseguiamo sulla strada in riva al lago priva di abitazioni ma, in compenso, costeggiata da ulivi e ornata da piccoli alberi Taxodium, piantati recentemente lungo la costa. Originarie degli Stati Uniti (importate in Europa per la prima volta nel XVII sec) sono estremamente longeve arrivando ai 1.000 anni, raggiungendo anche i 30 metri di altezza. 

Dopo una quarantina di muniti di passeggiata arriviamo a Peschiera Maraglio, un tempo abitata quasi interamente da pescatori e artigiani delle reti da pesca. Oggi è il luogo più turistico dell’isola. Se desiderate acquistare qualche souvenir vi consiglio di dare un’occhiata al negozio artigianale Bresciareti al civico 165.

Monte Isola, Peschiera Maraglio. Ph. Monica Salguiero Saraiva

Proseguendo la strada lungo il lago, giriamo l’angolo entrando in località Sensole. Essendo ora di pranzo, ci possiamo fermare alla trattoria “Ai Tre Archi”. Ve la consiglio sia per il menù che per la gentilezza dello staff. Vi suggerisco l’antipasto di lago e, se amate sperimentare, le sardine di lago. Sappiate che sono estremamente saporite perché passano dalla salatura all’essiccazione prima di essere messe sottolio. 

Riprendiamo la strada verso ovest ed ecco il ricordo di Floating Piers, un’installazione artistica temporanea realizzata nel 2016 dell’artista Christo, recentemente scomparso, concepita come una passerella fluttuante che collegava l’isola alle sponde del lago d’Iseo per una lunghezza totale di 3 chilometri.

La strada di Sensole si srotola tra gli ulivi, in una pace ineguagliabile. Lungo in cammino noterete di qualcosa di meraviglioso: “Gatti al Sole”, un rifugio paradisiaco per gatti. La colonia esiste da circa 20 anni. I piccoli sono curati da volontari e da una veterinaria amorevole. 

Crackita a Monte Isola. Ph. Monica Salguiero Saraiva

Dal golfo potete ammirare la bellissima isola di San Paolo, proprietà privata della famiglia Beretta dal 1916. Pare che un tempo l’isola fosse raggiungibile a piedi, in alcuni periodi dell’anno.

Arriviamo in cima, dove inizia la sponda bergamasca e la vista è mozzafiato.

Ph. Monica Salguiero Saraiva

In questo meraviglioso belvedere potete ammirare le macine in pietra dette “molazze” appartenenti al primo frantoio in pietra per la spremitura a freddo delle olive di Monte Isola, funzionante nella frazione di Siviano dall’anno 1957 al 1962. A seguito della chiusura de

l frantoio, mentre le macine venivano portate alla terraferma per essere vendute, sono cadute affondando nel lago; recuperate nell’anno 1996 dal Gruppo Sub di Monte Isola furono poi donate al Comune che le ha qui esposte nel 2017.

Macine di Siviano – Ph. Monica Salguiero Saraiva

Arriviamo a Menzino dove, fra le grandi case di pietra spicca un malandato palazzo, fortunatamente in fase di ristrutturazione. Quest’edificio seicentesco – Palazzo Zirotti – fu donato al Comune all’inizio del ‘900 dalla proprietaria Gianna Zirotti Richieri, completamente arredato con ambulatorio e attrezzature mediche, per istituire una condotta medica autonoma, allora inesistente sull’isola. Da allora questa casa divenne per gli abitanti “la cà dèl dutur”.

Poco più avanti, si trova un piccolo gioiello che, nell’avvicinarvi, vi farà sentire un personaggio dei libri di Jane Austen: la Chiesa di San Carlo, fatta costruire a seguito di un voto dopo l’epidemia di peste del 1630. 

Dalla stradina in salita che la costeggia sul lato interno dell’sola, si arriva al castello Oldofredi, costruito nel XIV secolo su di uno sperone roccioso rivolto sulla sponda bergamasca, da dove era possibile controllare tutto il lago.

Proseguendo, arriviamo a Siviano e alla chiesa dei Santi San Faustino e Giovita, dedicata ai Santi Martiri bresciani, edificata nel XVI secolo fu ricostruita fra il 1735 e il 1754. Benedetta nel 1759 e consacrata definitivamente nel 1946.

Appena svoltiamo l’angolo ci si presenta la vista sull’isola di Loreto. Questa meraviglia di castelletto fu fatta costruire da Vincenzo Richeri, capitano di vascello nella Regia Marina e dalla sua sposa la Signora Giannina Zirotti di Sale Marasino (già sopra menzionata) nell’anno 1910.

Ph. Monica Salguiero Saraiva

Continuiamo la discesa ed eccoci nuovamente a Carzano, palco della quinquennale Festa di Santa Croce:un’antica tradizione dove, per 4 giorni, tra il sacro e il profano, il paese si adorna di magnifici fiori di carta realizzati manualmente dagli abitanti. Il ol festù del deaol (il festone del diavolo) così chiamata dai “dirimpettai” di Sale Marasino per sottolineare lo sfarzo ritenuto un tempo eccessivo rispetto alle possibilità dei pescatori, è una festa attesa e famosa in tutto il Sebino che richiama migliaia di turisti. L’appuntamento previsto per settembre 2020 è stato rinviato al 2021. 

A presto, un bacio dalla vostra Crackita!